giovedì 22 ottobre 2009

LE SFIDE DEL SISTEMA GIUSTIZIA NEL NUOVO SECOLO

Il Diritto all’entusiasmo e alla speranza: nel nostro Paese il sistema giustizia è divenuto un “carrozzone” malato, una gigantesca motrice che gira troppo spesso a vuoto, da un lato, privando di senso l’attività quotidiana di migliaia di operatori e dall’altro frustando le legittime aspettative di milioni di cittadini coinvolti. Con reazioni quasi umane, da tempo ormai, l’Organismo Giustizia si trascina stancamente avendo abbracciato la logica del “tirare a campare” con conseguente progressivo depauperamento dei valori forti, dei principi che dovrebbero animarlo.

Così, inevitabilmente, privo di forti riferimenti valoriali, il sistema non è stato in grado di difendersi dal ciclone politico-giudiziario berlusconiano: la politica giudiziaria di una intera coalizione, oggi alla guida del Paese, è stata ipotecata perversamente dalle esigenze private di un imputato. Con la tacita, involontaria accondiscendenza di tanti operatori, disillusi da decenni di riforme incompiute. Per questo motivo, oggi, i giovani operatori del Diritto – ricercatori universitari, giovani magistrati e avvocati – hanno il dovere di mettere il proprio entusiasmo e le proprie competenze a disposizione di un grande progetto di riforma del sistema giustizia che, elaborando i tanti, approfonditi, talvolta lungimiranti contributi del passato, sappia interpretare le esigenze sociali e politiche del nuovo secolo. Abbiamo bisogno di iniziare a sognare il Sistema Giustizia dei prossimi cinquant’anni. Abbiamo bisogno di iniziare ad elaboralo. Per fare questo è imprescindibile:
Sgombrare il dibattito dalle patologie, che inquinano il sistema: le leggi ad personam approvate nelle ultime legislature dal centrodestra vanno sottoposte al setaccio e restituite al sistema nelle sole parti di interesse comune.

Riscoprire e divulgare la Cultura Giuridica, lo studio del Diritto e della Politica del Diritto come antidoto alle degenerazioni populiste e come strumento di governo della complessità: soprattutto in campo penale è necessario che la buona politica, la politica progressista si assuma il compito di arginare le attuali insensate derive populiste. La sanzione penale è lo strumento di cui lo Stato dispone per neutralizzare le violazioni più gravi delle norme che disciplinano la convivenza civile. Ed allora, se così è, bisogna rifiutare le sirene del panpenalismo: non ogni forma di rottura delle regole può avere come risposta la sanzione penale. Ciò è non solo ingiusto, ma insostenibile sotto il profilo pratico: non si possono costruire più carceri che ospedali! D’altra parte, bisogna resistere alla tentazione di pensare alla giustizia penale come strumento che deve occuparsi principalmente della “criminalità di strada”. Noi abbiamo il dovere di coltivare un terreno che sia fertile alla comprensione della complessità del vivere sociale: sono numerose e variegate le forme di criminalità. Abbiamo il dovere di chiedere che tutte vengano accertate e sanzionate, diffondendo la consapevolezza che spesso i reati più gravi vengono commessi “non in strada”.

Riempire di contenuti riconoscibili e socialmente giusti le categorie vuote che campeggiano sullo sfondo dell’assurdo dibattito politico in materia di Giustizia. La certezza della pena è valore politico e giuridico solo se non la si agita come slogan buono per ogni stagione. Certezza della pena vuol dire garanzia dell’accertamento e punizione dei colpevoli. Vuol dire lotta contro ogni tipo di impunità. Non vuol dire lotta senza quartiere contro quei benefici penitenziari che sono espressione del principio costituzionale della “finalità rieducativa della pena”. La pena certa deve essere pena giusta, e per essere giusta la pena deve essere idonea a garantire la riqualificazione sociale del reo.

Lottare per reperire maggiori risorse economiche in favore del settore giustizia. Indagare, accertare, garantire, eseguire sono attività costose. La qualità di tali attività dipende anche e soprattutto dalle scelte di distribuzione delle risorse effettuate in sede politica.

Lottare per garantire l’efficienza del sistema giustizia: gli sprechi e le sacche di inefficienza vanno superati sia con le riforme in sede normativa, sia con la diffusione delle buone prassi.

Superare la dialettica Giustizia come servizio – Giustizia come bene in sé. Non vi può essere infatti un buon servizio senza giustizia in sé, né giustizia in sé senza un efficiente servizio. I processi sia penali che civili devono, in primo luogo, costituire il teatro delle garanzie, perché senza un buon accertamento (del reato o del diritto controverso) non può esservi giustizia; d’altra parte l’accertamento che non ha fine non può aspirare alla Giustizia. La ragionevole durata è, quindi, prima di tutto una garanzia di giustizia.

Calibrare un approccio moderno ai problemi giuridici: il sistema giustizia deve iniziare a fare i conti con i numeri. Per questo è necessario promuovere e sostenere progetti di ricerca che si misurino con la statistica giudiziaria.
Garantire l’indipendenza della Magistratura. Solo una magistratura indipendente fare Giustizia.
Riformare il sistema di accesso alla professione d’avvocato, affidandola ad una selezione realmente meritocratica e preceduta da periodi di praticantato realmente formativi e retribuiti.

Salvatore Tesoriero, 28 anni, Avvocato
Comitato Bologna per Marino

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